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anattoria

Scaloppine al vino - acqua del mare verde acqua -
gioco con i pupazzetti -
le donne cattive sanno dove schiacciare per farmi spostare -
vivo della pietà -
odio le zanzare -
vorrei tanto vivere dentro a south park -
ma perchè esistono gli americani? -
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La pelle ha più memoria del cuore

anattoria | 23 Maggio, 2008 16:35

La cicatrice di medusa che una delle mie tante giovani e meno giovani amate non amanti mi ha curato è ancora bella impressa sul braccio.
Lo stesso non posso dire della mia attrazione nei suoi confornti.
Lo stesso non posso dire della mia attrazione in generale.

Che giornata piatta. Capita ogni volta che provo a leggere l'AntiEdipo di sentirmi senza energie per una svolta significativa.
Anzi di sentirmi prigioniera di questa poltiglia che pare piaccia ai più.

Oddio non è che la depressione sia proprio dovuta unicamente ad un libro pro-schizofrenia... Semmai è dovuta al fatto che la realtà è ancora più merda di come i filosofi la scrivono, e in un certo senso progettano, o destrutturano... tutti termini per dire che noi massa non contiamo un cazzo stringi stringi... e che la rivoluzione è solo per i pazzi.

Bene.

summer copyright
Mi guardo il braccino. E il tatuaggetto che la simpatica medusa mi ha lasciato.

Ho in mente quel proverbio... «perseverare è diabolico»...
e l'ambiguità della perseveranza, perseveranza in qualcosa di buono, ma anche perseveranza in qualcosa di dannoso...
e l'ambiguità del diabolico, diabolico come male, ma anche diabolico come diverso, incompreso, altro, minoranza, male per il potere, non come assoluto...

Ho in mente un sacco di cose utili e inutili e nel caos tutto mi sembra un delirio.
Quasi comprensibile ma impossibile da raccontare.

Ho in mente che non so che cosa voglio dire, e il perchè autentico.
Non dico puro, termine molto più strumentalizzabile di questi tempi, ma per lo meno autentico, strumentalizzabile anche, ma caduto in disuso tanto è sceso verso il basso il tono dei dialoghi e delle arene...

O forse tutto è come il mio braccio con il segno di una violenza di un animale osceno. Di sicuro poco è come il cuore che si commuove dell'ira imperturbabile della Natura e la vede come unica via...

Che il web ci aiuti a salvarci!!!

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Essere dottore da venti giorni

anattoria | 19 Maggio, 2008 23:44

Ho un solo tema da anni. Intorno a questo tutto ruota. Autentico e inautentico.
Vedo la recitazione, la finzione in tutto.
Il femminismo è la mia risposta teorica e pratica a ciò che io stimo il peggior male attuale.
E il femminismo è critico, autocritico...
Torno dal lunedì di via dei volsci e ritrovo Brubri imparanoiati per i ladri. Io dovrò partire, le dico, tra otto giorni, lasciandola sola. La famiglia mi aspetta da giorni. Sono dottore finalmente dopo tanti anni. Ma dentro di me vivo solo la tristezza per la fine della mia ricerca, di quella ricerca che era la mia tesi. Ma dentro di me vivo solo l'immensa ed estrema gioia che solo lei sa come e quando manifestarsi: perché la mia ricerca non è finita. E' continua, è nella mia politica, nella mia vita personale, nel mio stare sola con me stessa e nel mio relazionarmi. Nel mio essere sempre in entrambi i rapporti.
Nel mio non capire mai del tutto le cose, nel mio non sentirmi più attratta da una donna una volta che lei ricambia il mio interesse, nel mio sentirmi ancora un pò dopo e per sempre, e per sempre ricordare di quella persona la potenza, le capacità...
Il panta, o le panta sono in me e mai del tutto in me, essendo anche fuori ed oltre...
Conosco molto bene il pianto effimero della solitudine, sia quando è triste e violento, sia quando è felice e passionale...


iodottoresidottoreperfavore


Tornerò a casa a breve. Noi nomadi poco considerati siamo fatti così.
La piccola spiaggia dagli scogli all'ombra e dalla sabbia al sole e al vento, dallo scoglio a pelo d'acqua dove io quasi nuda pretendo che l'acqua rifletta tutta la sua naturale smania sulla mia pelle, entrando nel mio metodo.
Ma da tempo so che non ho il carattere dell'amato mare, o dell'amata. Il mare ha un sesso autentico. Per questo io lo guardo con sospetto. Il mare, come tutto il resto della natura non entra nel nostro sistema dualistico.

Così gli occhi che ho incontrato appartengono ad una bocca dal suono ancora misterioso, che si scopre lentamente come il mio, di un suono che è sicuro del suo concedersi, del suo donare la vita, del suo essere in vita.
La certezza che possiedi nella mia immagine mentale è autentica seppur creata dal mio desiderio, dal mio metterti addosso doti che chissà se possiedi, eppure le possiedi... Come per altre cose io ne sono certa.

Ho in mano un foglio.
E' virtuale,
binario,
ma ha un'aurea,
è il foglio del mio scritto, della mia laurea in Arti e Scienze della Pulsione.
E' il foglio che a tarda ora mi porta nella mia mente,
dove vorrei che tu mi venga sopra il petto con tutto il busto, che mi chiedi la stretta, che ti aggangi prima con un solo braccio poi con entrambi, che saggiamente, prima sfoghi la certezza della chimica e soddisfatta poi quella della condivisione delle idee.

Io non so chi sei.
Non so cosa sono io, gli altri mi dicono che sono dottore.
Ma come disse Luisa questa cosa oramai non è più vera. Non lo è mai stata del tutto.
Chi mi ha fatto diventare "dottore" mi ha aiutato a fabbricare da me un pensiero ed un'azione che sono opposte al "dottore".
Non ho lo sguardo da tale essere, non ho il colore del viso quando parlo sinceramente e con i miei soliti sensi di colpa e di ineguadetezza,
non ho la sicurezza indomita di tale essere,
non ho la parola perentoria e la capacità di persuasione sulle masse di tale essere.
Ho la strana artificiale e allo stesso tempo naturale timidezza, che mi fa rossiccia, di chi vorrebbe esserlo, di chi non vuole più volerlo, ma sogna un tocco senza incomprensioni.

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Quanto mi eccita la prestigiacomo!!!

anattoria | 20 Aprile, 2008 23:16

La prestigiacomo.
(Capirai si chiama pure Stefania! Sospiro...)                                                                                                                               Insomma mi trovo a guardare "parla con me" con tanto Vermentino di Gallura in corpo e molto pesce.
Sarda, gallurese e teresina con molto orgoglio.
E vedendo "parla con me" m'intristisco della situazione attuale, se pur personalmente confido nella molteplicità della sinistra, la quale può rinascere più autentica dall'assenza in parlamento.
Incomincio, dopo aver visto in tv un'intervista doppia presticiagomo-santanchè (entrambe Cortellesi), a controllare su internet...
E' siracusana la prestigiacomo...
E dall'attrazione per la gnugna passo a quella verso l'isola...
La Sicilia è mistero e moltitudine. E una Sarda sa bene cosa questo significhi.
Ma non so come sia il possedere. Una bella Siciliana.
Fin quando, mentre io navigo in rete, a "parla con me" non mi appare una "schizofrenica" (sua deleuziana definizione) Carmen Consoli. Parla di "La malarazza" (nostra affezionata canzone in versione Ginevra di Marco).
Parla di cassata.
Di passato come chiave per affrontare il futuro.
Un popolo che vuole decidere.
E cita Battiato (prima si era nominato Pirandello).
Parla di teatro, musica e grandi attrici.
Parla di essere e femminile e suo miti...
Ma sarà davvero eterosessuale?
Boh, vabbè. "Sticazzi" diciamo a Roma...
La prestigiacomo mi diverte di più immaginarla, nel suo tallerino anoressicheggiante ma con due belle zinne, in versione lellante...
«...la lingua italiana nasce in Sicilia durante la corte di Federico II...» dice Carmen nel mentre io come Pindaro volo di quà e di là...
«Lo dica a Borghezio!» le suggerisce Vergassola.
Dice che è sposata con figli? Ma veramente??? Cazzo io la televisione non la guardo mai, rimango indietro nel processo di accolturazione delle notizie fondamentali!!!
La cantantessa è etero!
Vabbè ce ne sono di lelle sposate e madri...
Mah...
Mi devo trovare un'amante siciliana che mi ospiti nella sua terra in modo che la posso toccare con mano questa misteriosa isola. Noi isolane ci fidiamo solo dei nostri personali sensi...

Anche se non forzaitaliota come la presty, e in versione zecca, in versione settantottina... me gusta igual...

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Ricordare il sogno "in quanto strano"

anattoria | 11 Marzo, 2008 00:32

Ripensare ai sogni, pratica alquanto autoreferenziale, masturbatoria, romantico, idealistica  è una delle mie passioni. I sogni e il loro essere impossibili, pieni di gloria, emozioni forti.

Eppure la terapia mi ha liberata da questa schiavitù, o comunque l'ha ridotta. Come una che si fuma un pacchetto e mezzo di sigarette al giorno, adesso se ne fuma due o tre nel week end, se se le fuma. Ad esempio io, se ho mal di gola, lo odio il fumo.

Così mi sveglio, e il mio pensiero è subito sulla tesi, sul battesimo, sull'ontologia, su Irigaray o non Irigaray, sulla colazione (the e panna, ultimamente)...

E la speculazione sul sogno?

Nada de nada, il più delle volte è andato. Certo la notte lo aspetto in tutta la sua lussuria ma il pensiero finisce là, al momento del sonno.

Eppure oggi mentre affrontavo il mito della cazzo di caverna platonica in Muraro e in Ledda, tac, che di colpo mi ricordo di uno dei tanti sogni di stanotte. Roba da richiamare subito la psichy e rimettermi in cura. Ma a lei con ste cazzate non la prendevo per il culo. Davanti a lei con ste cazzate per matta non ci passavo. Eppure mi rendo conto che per altri sarebbe un passaporto verso l'interdizione.

Non so se fidarmi di raccontarlo così in giro, vista la storia che qualche coglione continua ad elogiare l'elettroshock (non tutti gli psichiatri sono gramsciani come la mia - cuoricino)

Insomma era un sogno, e per dio io stessa ne sono rimasta scioccata, cosa che nel sogno è abbastanza infrequente in me, visto che da lesbica desta (e con la testa cinta di fiori mitilenensi) mi trasformo spesso in bocchinara incallita ( e la cosa non mi crea nessun turbamento, per lo meno no nel sogno...).

Insomma non mi ricordo perchè, mi pare stessi facendo una specie di ricerca sociologia (forse ero in compagnia di Vivians, comunque ho l'impressione che ero con qualche amica o amico), mi trovavo in una scuola elementare. Era una scuola strana. Con le stanze ma senza un tetto, normale nei sogni una certa elasticità spaziale...
Insomma dall'alto di un pianerottolo guardavo inseme ad alcune insegnanti e alcuni bambini, altre insegnanti e altri bambini sotto di noi. Era tutta una classe, sparsa per questa strana scuola senza limiti e su diversi livelli, con tante scale.
E senza limiti, e da i livelli incasinati era davvero perchè la lezione di quell'ora riguardava la masturbazione.
Ma non era teorica. Stavano insegnando ai bambini ad essere indipendenti nel desiderio sessuale. Come esserlo. Roba da psicopatici ai miei occhi. [Per fortuna il mio cervello anche nel sogno ha conservato qualche tabu sociale e non mi ha mostrato l'azione.]
Insomma sapevo oramai, una delle insegnanti me lo aveva spiegato, quale ora di quale insegnamento paradossale avevo beccato nella mia ispezione.
Guardavo i bambini, si guardavano uno con l'altro, perchè era finita la loro giornata scolastica. E il loro gioco di sguardi era quello tipico di quando si preparano a vestirsi e andarsene. Si guardavano distratti come se avvessero finito di fare una qualsiasi altra attività: le loro facce erano tranquille.
Guardavo le facce delle insegnanti, anche loro erano abituate, anzi come per qualsiasi altro insegnamento la loro espressione era annoiata.
Io invece ero scioccata, turbata, perplessa, e schifata. Indignata.
Volevo dire alle adulte: «Ma che cazzo state a fa? Sono esperienze intime cristo. Vabbè non demonizzare il piacere, ma questo è altrettanto malsano che la repressione...»
Però nessuna mi cagava più, il loro dovere di mostrarmi, a me ricercatrice, la loro giornata educativa lo avevano fatto. Per loro tutto era normale come sempre.
Poi l'unica cosa che mi ricordo, è che, osservando due o tre bambini/e in particolare, ho incominciato ad immaginare con il pensiero, con un pensiero senza immagini, nonostante avrei potuto farlo, essendo nel sogno, ma era il pensiero della Vic sveglia personaggio del sogno... insomma ho immaginato: «Mah... boh... E io da piccola, come sarei stata? Mi avrebbe fatto piacere che il mio sport preferito e segreto - che comunque facevo anche a scuola, anche se di nascosto ( e allo stesso tempo davanti, in mezzo a tutti), come sarei stata io se il mio sport preferito fosse stato un sport imposto, corporativo, una cosa noiosa come le altre?»
Che ci obbligavano, e nelle quali l'unico messaggio che passava era che bisognava essere i migliori...
Così guardando una bambina che mi somigliava a me da piccola, con i capelli corti e dritti, un po' sfigata, un po' esclusa, che si guardava la manina disillusa, ho pensato: «Porca troia, pure in questo dovevano portare il loro cazzo di conformismo omologante!!! Ne studiano una ogni attimo! Teste di cazzo!»

E poi il sogno è cambiato in qualcosa di altro

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Nada de mi

anattoria | 25 Dicembre, 2007 19:00

    Avete presente quando l'ispirazione, ma sarebbe meglio e più sincero (e umile) dire la motivazione, per fare arte vi viene dagli esercizi obbligatori e non dalla forza creativa che dovrebbe dimorare in ciascuno di noi?

Ebbene nel mio caro e amadisimo libro de Espanol,

 el ejercicio 12 de la unidad 8,

mi ha permesso di conoscere una poesia di Gloria Fuertes 

http://es.wikipedia.org/wiki/Gloria_Fuertes
 
 
Senza riportare l'originale per evitare inutili dispute su diritti d'autore e cazzi vari, vi riporto direttamente la mia version. Questo era l'esercizio infatti: seguire il modello della poesia e cogliere l'occasione per essere sinceri con noi stessi e scrivere in pochissime parole cosa ci riserva la nostra settimana tipo. O cosa sappiamo prendere noi dalla nostra settimana personalizzata.
 
 
 
Nada de mi 
 
Tengo siete sueños
para la semana.
Lunes me da dudosos.
Martes me da expectativas.
Míercoles, peliculas baratas.
Jueves, probables fiestas. 
Viernes me da fiestas ciertas. 
Sábado, hormonas.
Domingo, una insatisfacción,
con esta me basta.
Tengo,tengo,tengo
yo no tengo lo que quiero.
 
 
 
Quanto è out il nichilismo. 

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