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anattoria

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Fantasie Sessuali di SanRemo

anattoria | 03 Marzo, 2008 14:09

     Una settimana fa' scrivevo l'ultimo post, io piccola donnina lesbichetta, seduta sola sul divano del bar della nave che dalla costa laziale mi avrebbe condotto nel nord della mia isola, la Saldigna.
Ed ora, una settimana dopo a quella sera, sono in un'altra nave, un'altra compagnia, un altro bar e un altro divano. E scrivo la bozza per un post che potrò mettere in rete solo il giorno dopo [che è già oggi].

     La domenica scorsa prendevo sonno nel calore polveroso del divanetto cullandomi con un pensiero romantico e segreto, e ieri notte, nel mio lettino sardo, ho fatto la stessa cosa.

     E' una novità per la me attuale, concentrata nella propria formazione intellettuale e distante dalle brame che i corpi femminili per anno mi hanno suscitata. E' una novità ri-pensare a certe cosine...
     E non crediate che sia un male l'apatia degli ultimi tempi, che apatia poi non è. E' piuttosto la risposta del mio corpo e del mio cervello ai due anni di psicoterapia, la quale psicoterapia ha smascherato il mio finto romanticismo misogino. Ho abbandonato lo "sturm", virus del quale ancora adesso ho paura, e cerco un romanticismo autentico, originale, personale, che non faccia la voce grossa.
     Cerco le parole dell'innamoramento dentro e attorno, che l'altra possa capire. Un'altra potenziale donna che, grazie a Saffo, - questo sì, di me, me gusta e mi orgoglia - è sempre diversa, poiché la mia aquolina lella ripudia la donna ideale, ed è affascinata da molte per molteplici motivi. Così in questa nave, più piena di gente di quanto non mi aspettassi, con poche donne, ripenso  alle fantasie di ieri notte con la quale sono andata a farmi un giro nell'inconscia, mia esigente amica.  
     Vedendo Sanremo, sono riuscita a prendere da un evento democristiano traditional, l'aspetto lesbico sotterraneo. Chi ha visto l'esibizione dei due di tipi, di tonno e ponce, che hanno visto, saprà anche che la vj Mariolina Simone, giustamente, nella giuria di qualità (qualità con fede (emilio) come giurato?) è stata l'unica a dare come voto ai due tipi un bel SETTE. E la motivazione era logica e sensata: belle voci, ma du cojoni la canzone scritta da Gianna Nazionale.
      Insomma mentre la povera Mariolina cercava di parlare, lui con il suo nasino schiacciato contestava, e lei, la gnocca di Lola non sembrava apprezzare per niente l'opinione da 7. Alla Lola le scappa un aggettivo, che non ho ben capito, ma che dal tono era sicuramente alquanto offensivo. La Mariolina le chiede l'attenzione per un ulteriore chiarimento con un «Scusa, Lola...». Ma dalla TV non si può pretendere il momento della comprensione e dell'espressione dato che the fucking show must go on.
      
     Confesso che ho sempre avuto un debole per Mariolina, ma mi sembra questa scenetta l'ennesima prova tangibile (nelle registrazioni dell'ultima serata, lo so che qualcuno l'ha registrata, io mi sono pentita di non averlo fatto...) della banalità che ci buttano addosso ogni secondo della nostra vita.
     Dobbiamo dire no a questa realtà della banalità contro natura:
ma possibile mai che due fregnette invece di essere (quantomeno) amiche, litighino, non si capiscano, non si sentano neppure??? Di chi è la colpa di tale alienazione vergognosa???
Della monotonia della canzone di Gianna Nazionale?
Dell'egocentrismo di una gnugna che canta sul palco dell'Ariston?
Della sincerità professionale dell'altra gnugna?

     La realtà è triste. Come consiglia Jodorowsky il sogno può stimolare soluzioni nuove. Così nel presonno io creo una storiella alternativa...
Un secondo incontro, più quotidiano, più umano tra Mariolina e Lola. Lola la guarda ancora con risentimento, MAriolina rimane ferita, sente ancora il desiderio di chiarimento. E' mossa da una sincera voglia di comunicazione, piuttosto che da una malsana brama di apparire. Davanti a due berlucchi, in pieno party - è evidente che devo disintossicarmi da The L word - Lola è costretta per l'etichetta a fingere. Mariolina colglie l'occasione nella falla del sistema delle falsità (finte libertà), e le ricolge la parola. L'altra non può sottrarsi.
     Le sue parole sono calde, corpose, rosse, infuocate e ossigenate, vere. Lola ascolta, rapita. Finalmente ascolta!
 
     Anche io che di solito mi piace essere protagonista nelle mie fantasie amorose, osservo la scena commossa. L'identificazione è con la sventura e con l'arguzia di entrambe.
     Le due gnocche comunicano distese nel viso, e da qui all'essere distese nel letto il passo è breve, fatto con un immediato stacco nel montaggio, non troppo curato, ma molto da fantasia celebrale.
Godimento di Lola, godimento di Mariolina. No agli orgasmi in sincrono, ma anche no. E nei particolari non scendo che questa parte non è coperta da licenza GNU.

     La storia continua perchè il mio ego che è dipendente dalla proprietà reclama il suo spazietto. Sono amica della coppia Italo-Argentina, lo ero già da prima, ero amica di entrambe, ed ero triste che si odiassero, E' probabile che sia stata io a permettere il loro incontrarsi al party con il berlucchi. Lola un giorno m'invita a cena da loro e mi presenta una sua amica, Carolina Gamini. Il mio mito! - Ah, Lola tu si che mi conosci! - Colei dalla quale ho imparato lo Spagnolo, ora siede davanti a me.
Sono al settimo cielo! - meglio non nominare il sette che poi Mariolina e Lola litigano...
Ho davanti a me il mio amore "giugno - gnugno -2007" - Cazzo un altro sette!

     Io e Carolina ci capiamo al volo, grazie a Saffo lei parla l'Italiano, mentre io davanti a lei non mi ricordo neppure la differenza tra "ser" ed "estar". Carolina e io incominciamo una collaborazione artistica... Scriviamo assieme un corto su una fusione di una poesia di Bretch e una di Garcia Lorca... Lei ride mentre scrive, e dirige, prepara, sposta scatole, guarda le luci in sala pose e la luce del sole...
     Che bella! Nell'intimità la chiamo Cecilia, come il suo personaggio in Espanol Veinticuatro, e lei mi consiglia di cercare il numero di Annalisa l'analista sulla guida, ma mi ama, lo vedo... «E non stimiamo un solo euro le dicerie dei vecchi troppo severi» Catullo.

A presto, vostra B.Vic

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