Ricordare il sogno "in quanto strano"
anattoria | 11 Marzo, 2008 00:32Eppure la terapia mi ha liberata da questa schiavitù, o comunque l'ha ridotta. Come una che si fuma un pacchetto e mezzo di sigarette al giorno, adesso se ne fuma due o tre nel week end, se se le fuma. Ad esempio io, se ho mal di gola, lo odio il fumo.
Così mi sveglio, e il mio pensiero è subito sulla tesi, sul battesimo, sull'ontologia, su Irigaray o non Irigaray, sulla colazione (the e panna, ultimamente)...
E la speculazione sul sogno?
Nada de nada, il più delle volte è andato. Certo la notte lo aspetto in tutta la sua lussuria ma il pensiero finisce là, al momento del sonno.
Eppure oggi mentre affrontavo il mito della cazzo di caverna platonica in Muraro e in Ledda, tac, che di colpo mi ricordo di uno dei tanti sogni di stanotte. Roba da richiamare subito la psichy e rimettermi in cura. Ma a lei con ste cazzate non la prendevo per il culo. Davanti a lei con ste cazzate per matta non ci passavo. Eppure mi rendo conto che per altri sarebbe un passaporto verso l'interdizione.
Non so se fidarmi di raccontarlo così in giro, vista la storia che qualche coglione continua ad elogiare l'elettroshock (non tutti gli psichiatri sono gramsciani come la mia - cuoricino)
Insomma era un sogno, e per dio io stessa ne sono rimasta scioccata, cosa che nel sogno è abbastanza infrequente in me, visto che da lesbica desta (e con la testa cinta di fiori mitilenensi) mi trasformo spesso in bocchinara incallita ( e la cosa non mi crea nessun turbamento, per lo meno no nel sogno...).
Insomma non mi ricordo perchè, mi pare stessi facendo una specie di ricerca sociologia (forse ero in compagnia di Vivians, comunque ho l'impressione che ero con qualche amica o amico), mi trovavo in una scuola elementare. Era una scuola strana. Con le stanze ma senza un tetto, normale nei sogni una certa elasticità spaziale...
Insomma dall'alto di un pianerottolo guardavo inseme ad alcune insegnanti e alcuni bambini, altre insegnanti e altri bambini sotto di noi. Era tutta una classe, sparsa per questa strana scuola senza limiti e su diversi livelli, con tante scale.
E senza limiti, e da i livelli incasinati era davvero perchè la lezione di quell'ora riguardava la masturbazione.
Ma non era teorica. Stavano insegnando ai bambini ad essere indipendenti nel desiderio sessuale. Come esserlo. Roba da psicopatici ai miei occhi. [Per fortuna il mio cervello anche nel sogno ha conservato qualche tabu sociale e non mi ha mostrato l'azione.]
Insomma sapevo oramai, una delle insegnanti me lo aveva spiegato, quale ora di quale insegnamento paradossale avevo beccato nella mia ispezione.
Guardavo i bambini, si guardavano uno con l'altro, perchè era finita la loro giornata scolastica. E il loro gioco di sguardi era quello tipico di quando si preparano a vestirsi e andarsene. Si guardavano distratti come se avvessero finito di fare una qualsiasi altra attività: le loro facce erano tranquille.
Guardavo le facce delle insegnanti, anche loro erano abituate, anzi come per qualsiasi altro insegnamento la loro espressione era annoiata.
Io invece ero scioccata, turbata, perplessa, e schifata. Indignata.
Volevo dire alle adulte: «Ma che cazzo state a fa? Sono esperienze intime cristo. Vabbè non demonizzare il piacere, ma questo è altrettanto malsano che la repressione...»
Però nessuna mi cagava più, il loro dovere di mostrarmi, a me ricercatrice, la loro giornata educativa lo avevano fatto. Per loro tutto era normale come sempre.
Poi l'unica cosa che mi ricordo, è che, osservando due o tre bambini/e in particolare, ho incominciato ad immaginare con il pensiero, con un pensiero senza immagini, nonostante avrei potuto farlo, essendo nel sogno, ma era il pensiero della Vic sveglia personaggio del sogno... insomma ho immaginato: «Mah... boh... E io da piccola, come sarei stata? Mi avrebbe fatto piacere che il mio sport preferito e segreto - che comunque facevo anche a scuola, anche se di nascosto ( e allo stesso tempo davanti, in mezzo a tutti), come sarei stata io se il mio sport preferito fosse stato un sport imposto, corporativo, una cosa noiosa come le altre?»
Che ci obbligavano, e nelle quali l'unico messaggio che passava era che bisognava essere i migliori...
Così guardando una bambina che mi somigliava a me da piccola, con i capelli corti e dritti, un po' sfigata, un po' esclusa, che si guardava la manina disillusa, ho pensato: «Porca troia, pure in questo dovevano portare il loro cazzo di conformismo omologante!!! Ne studiano una ogni attimo! Teste di cazzo!»
E poi il sogno è cambiato in qualcosa di altro
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