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anattoria

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Essere dottore da venti giorni

anattoria | 19 Maggio, 2008 23:44

Ho un solo tema da anni. Intorno a questo tutto ruota. Autentico e inautentico.
Vedo la recitazione, la finzione in tutto.
Il femminismo è la mia risposta teorica e pratica a ciò che io stimo il peggior male attuale.
E il femminismo è critico, autocritico...
Torno dal lunedì di via dei volsci e ritrovo Brubri imparanoiati per i ladri. Io dovrò partire, le dico, tra otto giorni, lasciandola sola. La famiglia mi aspetta da giorni. Sono dottore finalmente dopo tanti anni. Ma dentro di me vivo solo la tristezza per la fine della mia ricerca, di quella ricerca che era la mia tesi. Ma dentro di me vivo solo l'immensa ed estrema gioia che solo lei sa come e quando manifestarsi: perché la mia ricerca non è finita. E' continua, è nella mia politica, nella mia vita personale, nel mio stare sola con me stessa e nel mio relazionarmi. Nel mio essere sempre in entrambi i rapporti.
Nel mio non capire mai del tutto le cose, nel mio non sentirmi più attratta da una donna una volta che lei ricambia il mio interesse, nel mio sentirmi ancora un pò dopo e per sempre, e per sempre ricordare di quella persona la potenza, le capacità...
Il panta, o le panta sono in me e mai del tutto in me, essendo anche fuori ed oltre...
Conosco molto bene il pianto effimero della solitudine, sia quando è triste e violento, sia quando è felice e passionale...


iodottoresidottoreperfavore


Tornerò a casa a breve. Noi nomadi poco considerati siamo fatti così.
La piccola spiaggia dagli scogli all'ombra e dalla sabbia al sole e al vento, dallo scoglio a pelo d'acqua dove io quasi nuda pretendo che l'acqua rifletta tutta la sua naturale smania sulla mia pelle, entrando nel mio metodo.
Ma da tempo so che non ho il carattere dell'amato mare, o dell'amata. Il mare ha un sesso autentico. Per questo io lo guardo con sospetto. Il mare, come tutto il resto della natura non entra nel nostro sistema dualistico.

Così gli occhi che ho incontrato appartengono ad una bocca dal suono ancora misterioso, che si scopre lentamente come il mio, di un suono che è sicuro del suo concedersi, del suo donare la vita, del suo essere in vita.
La certezza che possiedi nella mia immagine mentale è autentica seppur creata dal mio desiderio, dal mio metterti addosso doti che chissà se possiedi, eppure le possiedi... Come per altre cose io ne sono certa.

Ho in mano un foglio.
E' virtuale,
binario,
ma ha un'aurea,
è il foglio del mio scritto, della mia laurea in Arti e Scienze della Pulsione.
E' il foglio che a tarda ora mi porta nella mia mente,
dove vorrei che tu mi venga sopra il petto con tutto il busto, che mi chiedi la stretta, che ti aggangi prima con un solo braccio poi con entrambi, che saggiamente, prima sfoghi la certezza della chimica e soddisfatta poi quella della condivisione delle idee.

Io non so chi sei.
Non so cosa sono io, gli altri mi dicono che sono dottore.
Ma come disse Luisa questa cosa oramai non è più vera. Non lo è mai stata del tutto.
Chi mi ha fatto diventare "dottore" mi ha aiutato a fabbricare da me un pensiero ed un'azione che sono opposte al "dottore".
Non ho lo sguardo da tale essere, non ho il colore del viso quando parlo sinceramente e con i miei soliti sensi di colpa e di ineguadetezza,
non ho la sicurezza indomita di tale essere,
non ho la parola perentoria e la capacità di persuasione sulle masse di tale essere.
Ho la strana artificiale e allo stesso tempo naturale timidezza, che mi fa rossiccia, di chi vorrebbe esserlo, di chi non vuole più volerlo, ma sogna un tocco senza incomprensioni.

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