Pegno Postumo
anattoria | 01 Marzo, 2009 11:04
Ci sono potenzialmente tutti i modi dell'espressione,
quelli del corpo sono da mettere-in-visione,
ma ci sono entrambi gli aspetti,
gestuale e fonetico, o musicale se più ti piace da ascoltare.
E questi due trucchi del corpo li devi mettere tu se vuoi...
Io ho potuto mettere i due del linguaggio della ragione,
dove c'è sempre il corpo,
come in quelli del corpo c'è comunque la mente...
io mi muovo e agisco con la scrittura,
e qua ho messo sia quella del fuori fatta con un disegno
sia quella del dentro fatta con le parole. Amo il simbolico.
Questo è quello che siamo per me,
è il mio immaginario ridotto ma condivisibile,
è tuo, prendilo e scegli che farne...
[consiglio mentre ti sbircio pensando a come dartelo (e dirtelo)...]
Fermati e guardati dentro.
Davvero non vedi dentro di te tutto il processo
- lo sguardo maschile del pensiero - ?
Il non esistere di un'identità potente
è il suo esistere, è quello che creiamo noi.
Ma viene solo dopo un iter,
solo dopo le molteplici verità, crude realtà:
guardati dentro e guarda dentro me
oppure te ne parlerò io (di me)
perché ora ho capito, colto quanto è in su',
e come per cambiare non bisogna dimenticare
che sono state tappe le nostre vite militanti.
Non esistono dogmi: è possibile per una donna vedere con occhi non suoi
(sono gli uomini che non fanno il contrario),
ed è una cosa voluta. E lei sente o pensa di volerlo?
E' libera? Per noi è Potere. Ma non dire che non sia possibile.
Io ero così. Dentro l'odio verso me stessa, senza saperlo,
pensando che fosse odio verso voi...
E ora che sono nel noi debbo ricordarti
che se dici di “no” commetti il loro errore,
il dire che tutto sia facile.
E sai che non lo è per te, come non lo è per nessuna di noi.
Così stai facendo in modo che non lo sia per me.
Perché non ti stai guardando dentro,
io sto già rialzando lo sguardo dopo essermi infusa,
e quando tornerò su di te avrò gli occhi di chi non ha rancore,
ma senza più impulso di darti pegni,
solo sostegni che tra compagne sono la prassi.
Guardati dentro e ritrovala, se non vuoi prenderla da me
dai l'acqua alla tua... Dovrebbe fare un bel fiore...
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Gramsci cattolico quanto io eterosessista
anattoria | 27 Novembre, 2008 10:34
Ci sono cose che non si scelgono, anche quando si scelgono.
Ci sono specchi e maglioni di lana ai quali ci aggrappiamo in vita,
e non vanno bene, servono solo a nascondere,
a farci apparire le menzogne una verità accettabile.
E non è detto che facciano male, ma non fanno bene, nel senso dimenticato del termine.
I miei maschili, presenti nel mio cervello, sono come quella madonna con il bambino che si dice, adesso, Gramsci tenesse in carcere.
In se non sarebbe neanche sbagliati, se una cultura millenaria del cazzo non ci avesse messo dentro loro, che poi vengono messi dentro noi,
la bugia che tutto va bene. La bugia che le cose sono banali e si possono raccontare di conseguenza...
La violenza che si fa a Gramsci con questo tipo di revisionismo squallido mi fa incazzare in una maniera...
non si sono accontentati di aver trasformato il suo giornale in spazzatura?
Porco dio! Bestemmio tanto se mi converto in punto di morte "tutto va bene"...
Per adesso, da sveglia, bestemmio...
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22 NOVEMBRE 2008: NOI CI SAREMO!
anattoria | 21 Novembre, 2008 09:42
Corteo di donne autorganizzato
ROMA, 22 NOVEMBRE 2008
P.zza della Repubblica, ore 14.00
INDECOROSE E LIBERE!
(clicca qui per la versione breve in Inglese)
(clicca qui per la versione breve in spagnolo)
(clicca qui per la versione in francese)
(scarica qui l'appello in arabo)
(scarica qui la versione in amarico)
La violenza maschile è la prima causa di morte e di invalidità permanente delle donne in Italia come nel resto del mondo. La violenza fa parte delle nostre vite quotidiane e si esprime attraverso la negazione dei nostri diritti, la violazione dei nostri corpi, il silenzio.
Un anno fa siamo scese in piazza in 150.000 donne, femministe e lesbiche per dire NO alla VIOLENZA MASCHILE e ai tentativi di strumentalizzare la violenza sulle donne, da parte di governi e partiti, per legittimare politiche securitarie e repressive e torneremo in piazza anche quest’anno perché i governi cambiano ma le politiche restano uguali e, al giorno d’oggi, peggiorano.
In un anno gli attacchi alla nostra libertà e autodeterminazione sono aumentati esponenzialmente, mettendo in luce la deriva autoritaria,sessista, e razzista del nostro paese. Ricordiamo il blitz della polizia al policlinico di Napoli per il presunto aborto illegale, le aggressioni contro lesbiche, omosessuali e trans,contro immigrate/i e cittadine/i di seconda generazione. Violenza legittimata e incoraggiata da governi e sindaci-sceriffi che vogliono imporre modelli di comportamento normalizzati in nome del “decoro” e della “dignità” impedendoci di scegliere liberamente come condurre le nostre vite.
La violenza maschile ha molte facce, e una di queste è quella istituzionale: vorrebbero risolvere la crisi economica e culturale che stiamo vivendo smantellando lo stato sociale. Per salvare le banche, rifinanziare le missioni militari all’estero e militarizzare le nostre città tagliano i fondi ai centri antiviolenza, ai consultori e a tutti i servizi che garantiscono alle donne libertà, salute e indipendenza.
Con la legge 133 tagliano i fondi alla scuola e all’università pubblica per consegnare l’istruzione nelle mani dei privati determinando la fine del diritto ad una istruzione gratuita e libera per tutte/i.
Con il decreto Gelmini, migliaia di insegnanti, maestre precarie, perdono il posto di lavoro, e viene meno un sistema educativo - il tempo pieno - che sostiene le donne, consentendo loro una maggiore libertà di movimento e autonomia.
L’obiettivo delle riforme del lavoro, della sanità, della scuola e dell’università è di renderci sempre più precarie e meno garantite:mogli e madri “rispettabili” rinchiuse nelle case, economicamente dipendenti da un uomo, che lavorano gratuitamente per badare ad anziani e bambini.
Non pagheremo noi la vostra crisi!
Vogliamo reagire alla violenza fisica, psicologica, economica, normativa, sociale e religiosa agita verso di noi, in famiglia e fuori, "solo" perché siamo donne.Vogliamo dire basta al femminicidio.
SABATO 22 NOVEMBRE
SAREMO DI NUOVO IN PIAZZA COME FEMMINISTE E LESBICHE
PER RIBADIRE
con la stessa forza, radicalità e autonomia che la VIOLENZA MASCHILE non ha classe né confini, NASCE IN FAMIGLIA, all’interno delle mura domestiche, e NON È UN PROBLEMA DI ORDINE PUBBLICO MA E' UN PROBLEMA DI ORDINE CULTURALE E POLITICO!
E AFFERMARE CHE
al disegno di legge Carfagna, che
criminalizza le prostitute e impone regole di condotta per tutte, che
ci vuole dividere in buone e cattive, in sante e puttane, in vittime e
colpevoli, noi rispondiamo che SIAMO TUTTE INDECOROSAMENTE LIBERE!
al decreto Gelmini che ci confeziona una scuola autoritaria e razzista, noi rispondiamo che VOGLIAMO TUTTE 5 IN CONDOTTA!
ai pacchetti sicurezza e alle norme xenofobe che ci vogliono distinguere in cittadine/i con e senza diritti, rispondiamo che SIAMO TUTTE CITTADINE DEL MONDO E ANDIAMO DOVE CI PARE!
per adesioni: sommosse_roma@inventati.org
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La festa nella testa.
anattoria | 13 Ottobre, 2008 13:19
Eccomi tornata. Alla città e alla rete.
L'autunno è iniziato, che la lotta abbia inizio.
Volano i pezzi di compensato dal terrazzo del mio palazzo,
chi li ha tirati?
Dubito siano stati gli extraterrestri.
Difendiamoci dalla gente di merda.
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Revisionismo, banalità dilagante = fasci alla Sapienza.
anattoria | 27 Maggio, 2008 22:20
Roma 27 maggio, l'ennesima giornata dedicata alla difesa di noi stessi, dove ci è stato rubato il tempo della creatività.
Stamattina alle undici becco Alessandro su messenger che mi assume per andare a riprendere la laurea di Lisa. Alle due prima di uscire entro a vedere la posta e ti trovo l'emergenza:
Ho ricevuto questo sms... "Aggrediti due compagni a Lettere mentre attacchinavano! TUTTI A LETTERE IL PRIMA POSSIBILE" ..CHI PUO' ...VADA ASSOLUTAMENTE!!!
Esco alle due e dieci, con venti minuti di anticipo, salgo sull'autobus in preda al delirio, pensando "se si permettono di venire a rompere all'università con la loro violenza e ignoranza siamo alla frutta...".
Mentre attraversavo la tiburtina, costeggiando il verano leggo questo manifesto vergognoso:
Un'unica verità: le foibe; con l'aggiunta di un pinocchio con un cappello d'asino con scritto "antifascista".
Non sapevo ancora che il motivo dell'attacco fascista era in quel manifesto che al solo vederlo mi stava provocando il vomito, una rabbia muta e urlante, e la vergogna di appartenere ad una nazione dove sono possibili tali forzature storiche, e dove la gente non ha memoria.
Arrivo a lettere.
Insomma per farla corta e farla breve, ieri notte tra il 26 e il 27 un bel pò di fasci armati di spranghe e cazzi vari (che dovrebbero ficcarsi tutti su per il culo magari guarirebbero dalle loro repressione e soddisferebbero un pò di morbosi desideri repressi...) si sono fatti tutta la zona universitaria attaccando 'sto schifo di manifesto (vergogna delle loro menti, esposizione meschina della loro ignoranza che vorrebbe incominciare a chiamarsi cultura, ma altro non è che demagogia e opportunismo politico).
Sono stati visti, armati fare quest'attacchinaggio notturno sia da compagni sia dalla polizia, quella stessa polizia che vorrebbero con la scusa della nostra sicurezza appiopparci in schiena per non farci più muovere, più pensare...
Stamattina alcuni compagni sono usciti dall'entrata di via de lollis e hanno incominciato ad hackerare quella merda attaccata ai muri. Tre macchine di fasci sono arrivate sparate, inchidando, bloccando la via, e facendo scendere dalle schifose carrozze inquinanti altrettanti rifiuti tossici umani, che sempre armati hanno incominciato a pestare i compagni, i quali a mani nude si sono dovuti difendere.
Arrivata dopo qualche minuto la polizia ha subito dato esempio del loro concetto di sicurezza, del concetto istituzionale di sicurezza. Perchè oramai in questa nazione forza nuova come la polizia è un'istituzione legalmente riconosciuta che ha un peso politico consistente, che ha potuto ottenere dopo tanti hanni di lobotomizzazione delle menti, negli schermi televisivi, negli stadi, nelle chiese, e in tutti gli spazi che dovevano essere semplicemente di aggregazione sociale.
La destra, il fascismo è rinato furbescamente dal basso; solo che i fasci che vanno in giro per le strade a differenza di noi studenti o di noi precari sono magari persino nostri colleghi ma soprattutto sono gente addestrata a massacrare altra gente, sono gente frustrata, cocainomane e bigotta che non vede l'ora di annullare il nemico.
Morale della favola, chissà grazie a quale opera dello spirito santo è stato possibile che gli aggressori sporgessero denuncia prima delle loro vittime.
Così in perfetta sintonia con il altrettanto loro revisionismo sul nostro triste passato italiano, cambiano il presente, e dopo aver pestato la gente si proclamano subito innocenti e perseguitati.
Domani (che è già oggi 28) ci sarà il processo per direttissima (al quale pare proprio risponderemo con un presidio davanti al tribunale):
imputati quattro di loro e due di noi.
Le cifre parlano chiaro sulla banalità del pensiero egemone e dell'ipocrisia della democrazia. Le forze sulla bilancia non hanno lo stesso peso, e soprattutto non hanno la stessa logica, la stessa giustizia.
Noi siamo colpiti da tutte le parti. La stampa ufficiale è contro di noi.
Ma non si aspettino la nostra resa.
Se qualche politico di sinistra è rimasto in parlamento (e non solo) che incominci a parlare (e agire) ora, che incominci a recupare il senso della sinistra o taccia per sempre ,e in tal tristissimo caso si decida ad ammettere la propria non appartenza.
Il consiglio è però che redima la sua anima o coscienza.
Da parte nostra continueremo a resistere, a definirci antifascisti. Nelle nostre singole menti, con i nostri personali corpi. Umiliati entrambi ma, non ancora deboli le menti, non ancora distrutti i corpi.
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