il 22 al 22!!

distraFemm

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26 maggio 2013: la porta scoppia #71…un’ordinaria storia di lotta e resistenza in via dei volsci 22.

Se vi fosse mancata la solita allerta e chiamata alle armi che, con cadenza più o meno regolare ci vede raccolte davanti alla porta del 22, non rimarrete deluse.

Complice il derby ed il solito clima di omertà e connivenza, anche questa volta la nostra porta in via dei volsci 22 è stata fatta saltare con due bombe carta che ne hanno completamente divelto il telaio in ferro.

Non dobbiamo cercare molto lontano i fuochisti, perchè come di consueto hanno lasciato la loro elaborata firma.

Non indovinate? Un grande cazzo e tre più piccoli a completare l’opera d’arte.

Tra un paio di settimane il 22 subirà un nuovo tentativo di sgombero da parte di un ufficiale giudiziario mandato dal tribunale. Ora è una società finanziaria che pretende di mettere all’asta la sede del 22 per recuperare il credito del fallimento immobiliare e per imporre nuovamente logiche speculative.

Da anni resistiamo ai tentativi di sgombero della proprietà e contemporaneamente ad attacchi ed aggressioni machiste, sessiste e lesbofobiche da parte di quelli che non digeriscono la presenza di femministe e lesbiche separatiste in via dei volsci e invece accolgono come se niente fosse la propaganda elettorale di forze politiche che poco hanno a che vedere con la politica dal basso.

Invitiamo tutte il 6 giugno 2013 dalle 19h alla serata resistente di autofinanziamento degli ennesimi lavori per rifare la porta: occupiamo via dei volsci con i nostri corpi indecorosi e liberi e la nostra lotta femminista e lesbica!

Invitiamo tutte l’11 giugno alle 8h puntuali alla colazione resistente contro lo sgombero del 22!

Le compagne femministe e lesbiche del 22

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Occhio Malocchio, lo sguardo su di me. Mostra fotografica 22viadeivolsci / PortoFluvialeSalaDaTe

 

“Occhio, malocchio: lo sguardo su di me”
mostra fotografica nomade Andaiola

Andaiola è figlia di sole donne.
Nasce al termine di un corso fotografico sull’autorappresentazione
e diventa un’azione artistica, collettiva e di genere.

“Quello che abbiamo fatto con “occhio, malocchio: lo sguardo su di me”
è un’azione diretta fotografica e un percorso pratico di liberazione.
La mostra nasce infatti con l’urgenza di toglierci quel malocchio che
vorrebbe definirci, che si sente autorizzato a tenerci gli occhi
addosso, che vorrebbe farci sentire prede. Ma si è mai vista una preda
che si gira a fotografare il predatore?
Il risultato è una mostra che ha un filo di narrazione interno nella
successione delle foto. Dalla sofferenza dello stereotipo, attraverso la
rabbia, fino alla padronanza di un registro ironico che ci ha riportato
al primo passo: fotografare noi stesse.
La mostra si conclude, infatti, con una zona di autoscatto finale, in
cui ci sono non solo i nostri autoscatti, ma la possibilità, per chi ha
visitato la mostra, di autorappresentarsi, con uno specchio e una
compatta a disposizione”.
Le Andaiole

Venerdì 26 ottobre
Allo Spazio liberato e seperato di femministe e lesbiche, Via dei Volsci 22
h. 18:00 Inaugurazione e visita mostra
h. 19:30 Dibattito
h. 21:00 Cena e musica in strada

Sabato 27 ottobre
Al “Fronte del Porto – Sala da the dell’occupazione Porto Fluviale”,
via del Porto Fluviale 18 – Metro B – Piramide
h. 18:00 Esposizione mostra, proiezioni e chiacchiere a margine                           h. 20:00 Cena

Vieni alla mostra!
E porta con te un’immagine, uno scritto, un oggetto, un qualcosa che per te è importante, che ti autorappresenta e che vuoi mettere insieme alle cose importanti delle altre.

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prologo al poema, uno dei tanti

Sempre le stesse azioni mi colgono,

qualcuno o qualcosa ruba il mio sguardo,

altro lentamente mi piega verso terra

e forza misteriosa mi spinge ad alzarmi.

Cosa le fa differire? Il tempo o il muto sentire?

Una fine dopo l’altra le cambia minimamente.

Chissà perchè ci ho messo così tanto tempo

a capire il tuo fuggire? Azioni nuove urgono.

Azioni che si mettono in viaggio premono

e che si fidano solo di case senza i tuoi odori.

Una pietra infuocata cade dal cielo

e incendia il rifugio dove tenevo

tutti i sorrisi e il tuo starmi sempre affianco.

I fuochi d’artificio che avevi fatto scoppiare

là dentro in proporzione sono acqua ghiacciata.

Tutto sta evaporando velocemente.

Veramente ci sono state alcune cose

o solo io ricordo male di aver letto

libri che forse neppure possedevo

nel nascondiglio del cuore?

Se le uniche azioni erano sentire il pericolo

e cedere e reagire ad esso

non penso di aver avuto occasione di leggere

quelle parole che non hai mai scritto.

Così che la casa che è in fuoco e in fumo

era vuota e fumo vuoto mi esce dal petto.

Sarà lui a portarmi in viaggio

ora che la tua voce non mi protegge più.

 

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quel che è rimasto di fine luglio

ogni notte.

un orecchio sul morbido, un occhio che vede non aria ma sguardo che non c’è, il tuo, una guancia che scende a valle verso il fiume della constatazione.

vuoi fiori luci ore?

e tutto ciò in mano non è altro che linee

mi aggiusto la farfalla e presento in silenzio questo futuro:

guarda, guarda per vedere cosa c’è.

quel che si perde di notte dallo sguardo è irrisolvibile.

in entrambe le mie fantasie sonnifere quel che c’è è la separazione.

(certo ti vien da ridere andando avanti e indietro sull’altalena)

e io con i piedi a terra, forse troppo sicura di un momento all’impiedi, ti urlo in faccia senza troppo sforzare la gola, che intanto io, essendo scesa da questo noioso gioco posso alzare il capo al cielo.

sarà inutile come scoperta ma è sempre meglio di non sapere affatto: le stelle fisse non esistono, in cielo c’è moto e morte. quel che noi non sappiamo donare al nostro bacio.

i sogni che li ho portato gli hanno fatto male. si è seccato, la saliva non era abbastanza per tanto sonno.

il tuo vino lo ha ubriacato. solo le dee avrebbero potuto reggere l’ebrezza.

allora la notte dopo tutto l’agonia del mio bacio, dopo aver pregato che vivesse, allungandogli solo il dolore e non la vita, ora che è cadavere qui al mio fianco quel che ancora posso fare – prima di raccogliere le ultime forze e seppellirlo – è ululare ad una luna che di giorno non vuol ricordarsi di trasformarsi in sole.

questo pensa la terra.

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“Vogliamo tutto?” Considerazioni sul Pride di Tel Aviv

da http://freepalestine.noblogs.org/post/2012/06/04/vogliamo-tutto-considerazioni-sul-gay-pride-di-tel-aviv/

Ci preparano da tempo a raccogliere con entusiamo l’invito al Pride di Tel Aviv e alcune agenzie di turismo come Quiiky Viaggi, della società Sondersandbeach, martellano costantemente con pubblicità per il prossimo 8 giugno. Si tratta di business del “turismo gay” basato su pura propaganda e supportato da “intellettuali”, come Angelo Pezzana, che godono di notorietà solo perchè vicini all’organizzazione sionista italiana “Amici di Israele”.  L’ipocrisia trasforma addirittura una star ultra ricca come Madonna nella madrina spirituale, garante del clima “gayfriendly” certificato dal test dell’American Airlines che elegge Tel Aviv “World’s Best Gay City”.

Pensiamo sia utile rimanere con lo sguardo nel nostro quotidiano, partire da contesti di lotta brillantemente recuperati dal sistema di diritti basato sul privilegio e ribadire alcune considerazioni fatte in occasione dell’Euro Pride 2011 tenutosi a Roma per poi analizzare il contesto israeliano.

Il concetto portante dell’evento Euro Pride era assolutamente l’eurocentrismo o comunque l’esaltazione delle culture e delle società occidentali in chiave etnocentrica e razzista.
Salvo alcune componenti che hanno scelto quell’occasione per ribadire percorsi di autodeterminazione in costante conflitto con qualsiasi dominio economico, religioso e culturale, la celebrazione e l’esaltazione del concetto “Europa” serpeggiava tra i balletti spensierati e le tasche gonfie di chi sceglie di organizzare questi eventi declinando fastidiosamente il concetto di “Uguaglianza”, per poi speculare sui corpi, i desideri e le lotte per l’autodeterminazione delle persone.

La Fortezza Europa, il sistema di controllo delle frontiere appaltato all’agenzia Frontex, la nazione Italia, i Cie, l’internamento e le deportazioni dei e delle migranti, lo sfruttamento con diritto di selezione all’ingresso per i/le migranti considerati di “serie B” e i viaggi infernali nel cimitero Mediterraneo, il Vaticano, l’oppressione delle istituzioni e la stretta di mano con lo squadrismo fascista, il cane da guardia della brutalità poliziesca, il “modello famiglia”, l’eteronormatività…
conoscete tutto questo, conoscete anche tutti i dispositivi di controllo e sfruttamento che saccheggiano la vita di ognun* di noi.
Parliamo della stessa Fortezza Europa che però esalta la sua umana pietà quando concede l’asilo politico a gay, lesbiche, trans, queer perseguitat* nei paesi di nascita purchè sia un’occasione per normalizzare l’inferiorità di alcune culture barbare rispetto l’eccellente sistema capitalista e la democrazia liberale.

Le diversità sono accettate solo se compatite, le persone, i corpi politici che le rappresentano meritano di essere riconosciute solo da vittime. La rincorsa alla condanna pubblica da parte delle istituzioni e dei media di regime scatta quando la violenza fisica si palesa su soggetti volutamente tenuti ai margini, quei margini perimetrati dalla violenza economica, di genere e razzista.

Passiamo ora a raccontarvi un episodio che accade nella democratica Israele, nel paese che viene considerato il paradiso per eccellenza della comunità LGBTQI.

Circa due settimane fa un ragazzo palestinese e il suo partner, un ragazzo israeliano, si sono incontrati al checkpoint di Qalandiyah perchè il primo tra i due aveva ricevuto il permesso dalle autorità israeliane per entrare a Gerusalemme e sottoporsi ad una visita cardiologica all’ospedale Makassed, nella parte est della città.

Sembrava una buona occasione per visitare una città costantemente interdetta ai/alle  palestinesi in compagnia del proprio partner, immaginando di raggiungere anche Tel Aviv e trascorrere una piacevole giornata insieme.

Ma Tel Aviv e Gerusalemme non sono città ospitali con tutti i gay e le lesbiche del mondo…

Dopo soli 20 minuti dall’arrivo a Gerusalemme, davanti al Jaffa Gate (uno degli accessi alla città vecchia), i due ragazzi vengono circondati e arrestati da un gruppo di poliziotti israeliani perchè il permesso concesso al ragazzo palestinese riportava l’ospedale come destinazione e quindi un unico binario da percorrere: “dal checkpoint all’ospedale e dall’ospedale al checkpoint”.

La tensione sale ulteriormente quando nella macchina del ragazzo israeliano la polizia trova un candelotto di lacrimogeno sparato dall’IDF (viene chiamato: esercito di difesa israeliano), ovvero una munizione esplosa e raccolta durante una manifestazione nel villaggio di Nabi Saleh, dove la popolazione lotta contro l’occupazione israeliana in Palestina.

L’invenzione del ritrovamento di una bomba nella macchina verrà utilizzata come violenza psicologica durante l’interrogatorio che i due affronteranno separatamente ma, in sostanza, l’accusa che viene rivolta al ragazzo palestinese è quella di essere entrato illegalmente in Israele e quella rivolta al suo partner è del trasporto illegale.

L’articolo che riporta in maniera dettagliata le testimonianze dei due ragazzi è comparso sulla stampa israeliana pochi giorni fa e si conclude con gl’interrogatori, le minacce e l’ esplicita richiesta di collaborare con lo Shin Bet (servizi segreti interni di israele).

Da questo recente episodio il buon cuore di Amira Hass sprigiona la compassione opportuna e ci concede la sua lettura:
“I due hanno camminato insieme verso la porta di Jaffa, inebriati dalla sensazione di libertà e dal piacere di stare insieme senza nascondersi”.
Sorge quindi spontanea la domanda su quanto possa sentirsi libero un palestinese gay a Gerusalemme che per arrivarci ha dovuto sorpassare dei controlli militari e giustificare la sua visita in città con una pratica burocratica avviata da chissà quanto tempo e quanto possa essere libero un ragazzo israeliano gay che partecipa alle manifestazioni contro il progetto coloniale sionista in Palestina.
“Il ricatto ai gay palestinesi è una pratica comune, da parte sia dei servizi israeliani sia di quelli palestinesi. Sono facili prede, perché se scoperti rischiano di essere puniti o uccisi. È stato un attivista gay israeliano a contattarmi, perché la pubblicità è il migliore strumento di protezione.”
E’ invece il commento della suddetta che conclude il suo articolo con una considerazione che sarebbe stata opportuna se avesse parlato di doppia violenza, invece che di “facili prede”, e se lasciata ai gruppi queer palestinesi che lottano nel quotidiano. Li conosce signora Hass?

Cos’è per noi Tel Aviv se non una delle città israeliane dove chi rifiuta di fare il servizio militare viene processat* e mandat* in carcere?

Cos’è per noi la città simbolo del Pride israeliano se non un posto dove esistono dei ghetti per migranti african* che vengono rastrellati e deportati e dove gruppi di squadristi commettono persecuzioni razziste?

Cos’è per noi questa città venduta come tollerante a dispetto di tante culture barbare se non il simbolo del colonialismo e della brutalità dell’occupazione militare israeliana in Palestina?

Cos’è per noi Tel Aviv se non la città che ospita un aeroporto turistico dove chi vuole andare in Palestina ad abbracciare i propri fratelli e le proprie sorelle viene incarcerat* e deportat* o dove se sei palestinese non puoi passare?

Tel Aviv per noi è una città dove il turismo va boicottato, non è un paradiso, è un inferno dove chi lotta per la libertà viene brutalmente repress*.

Boicotta Quiiky viaggi e Sondersandbeach!
NON PERMETTERE CHE IL TUO CORPO, I TUOI DESIDERI E IL TUO PERCORSO DI AUTODETERMINAZIONE VENGANO STRUMENTALIZZATI!
Vogliamo tutto?
Rifiuta l’Apartheid e il colonialismo, boicotta anche il turismo in Israele!

Free Palestine Roma contro tutt* i/le pinkwasher

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1977-2012 Giorgiana sempre nelle nostre lotte

12 maggio ore 15:00 – presidio a Ponte Garibaldi

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casaliberatutte chiama un’assembleona aperta per giovedì 16 giugno

Una presenza testarda e sempre verde si aggira per la città.
E´casaliberatutte, la realtà composta da donne, lesbiche, femministe,
ragazze e bambin@ decise a portare avanti la propria lotta.
Noi tutte, vogliamo vivere insieme in uno spazio liberato
dalla violenza maschile e dalle logiche autoritarie del potere.
La forza dell´autodeterminazione e della condivisione ci ha permesso
di soddisfare desideri e necessità: infatti il 14 maggio scorso
abbiamo occupato con le compagne, le amiche, le sorelle
l´ex scuola di via dei tordi 38, nel quartiere di torre maura.
Adesso, a causa delle difficoltà incontrate in seguito alla nostra azione
ci aggiriamo senza casa pronte alla prossima mossa.
I ricatti di chi ci teme non ci fanno paura e anzi siamo ancora più
cariche di prima nel voler continuare un percorso che affronta
problematiche scomode ed è capace di creare delle risposte
che partono da noi.

Chiamiamo quelle che ci hanno sostenuto e quelle che ancora non ci conoscono
ad unirsi a noi perché sappiamo che siamo fiumi, ruscelli,
corsi d´acqua provenienti da sorgenti diverse e uguali
e che tutte insieme formiamo un mare inarrestabile.

16 giugno 2011, al volturno occupato, via volturno 17

ore 18:00 aperitivo ribelle

ore 19:00 assemblea aperta per scambiare impressioni, informazioni,
racconti sull´occupazione che è stata e quel che sarà

casaliberatutte pulsa più che mai!

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In nome dello stato ti stupro

Alle porte dell’8 marzo arriva la notizia dell’ennesimo stupro perpetrato su una donna ad opera dello stato. Nella notte tra il 23 e il 24 febbraio nella stazione dei carabinieri Roma Quadraro viene trattenuta in stato di fermo una donna. Durante la detenzione viene tratta in cella di sicurezza e stuprata da tre carabinieri e un vigile urbano con la complicità e il silenzio dei loro colleghi in divisa.

Che non sia un problema di mele marce lo dimostra il silenzio complice durato una settimana di tutto il corpo dei carabinieri, della procura che apre le indagini dopo la denuncia della donna e delle strutture sanitarie che l’ hanno accolta dopo lo stupro.

Sappiamo bene che la situazione di detenzione è già una condizione di sopraffazione dove uomini in divisa hanno il potere di controllare il tuo tempo, le tue scelte di movimento e il tuo corpo. E se sei una donna hanno finalmente la possibilità di realizzare la fantasia maschile che la cultura patriarcale in cui siamo immerse alimenta: fare del corpo delle donne quello che vogliono, piegarlo e usarlo a loro piacimento.

Questo stupro suscita tutta la nostra rabbia e conferma la nostra mancanza di fiducia in chi è investito del ruolo di garante della sicurezza e della legalità.

Come nel caso di Joy, sappiamo che lo stato si auto-assolve anche con l’aiuto complice dei giornali, che nelle ultime ore si permettono di gettare discredito sulla donna e parlano di rapporto sessuale consensuale invece che di violenza. Il fatto che si parli di presunzione di innocenza è per noi conferma della loro colpevolezza.

In solidarietà con la donna che ha vissuto tutto questo ed ha avuto la forza di reagire.

Le compagne femministe e lesbiche di Roma

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La sorellanza è un’arma! Pinar Libera!

Pinar Selek, femminista, sociologa, pacifista, antimilitarista, scrittrice e tra le fondatrici di Amargi, si trova ad affrontare di nuovo il rischio di un ergastolo in un processo per cui è stata già assolta due volte.
Il caso di Pinar Selek verrà quindi ancora una volta riesaminato, il 9 febbraio 2011, dalla 12° Corte dei crimini aggravati di Istanbul, a Besiktas.
Il sito per firmare la petizione entro il 9 Febbraio data in cui potrebbe riaprirsi il processo
http://www.ps-signup.de/index.php
Per avere ulteriori informazioni potete anche visitare il sito delle compagne francesi
http://pinarselek.fr/
o scrivere a : solidarietapinarselek.italia@gmail.comQuesto indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
La sorellanza è un’arma, Libera Pinar!

VOGLIAMO GIUSTIZIA,PRENDIAMO POSIZIONE ACCANTO A PINAR SELEK

Questo è un appello urgente a tutte le donne, le lesbiche, i gruppi, associazioni e reti femministe da parte di Amargi Women’s Solidarity Cooperative.
Pinar Selek, femminista, sociologa, pacifista, antimilitarista, scrittrice e tra le fondatrici di Amargi, si trova ad affrontare di nuovo il rischio di un ergastolo in un processo per cui è stata già assolta due volte.

Come l’opinione pubblica in parte conosce già, è diventata un bersaglio a causa della sua ricerca sociologica condotta nel 1996, relativa alle condizioni del conflitto armato tra la Turchia e il Kurdistan e alle possibilità di riconciliazione. Condotta in detenzione  preventiva, la ricerca le è stata sequestrata ed è stata pesantemente torturata per farle dire i nomi delle persone curde che aveva  intervistato. Siccome si è rifiutata di dare alle autorità i nomi delle sue fonti, è stata arrestata. Mentre era già in carcere, il suo nome è stato collegato ad una esplosione avvenuta nel Bazar delle spezie di Istanbul e lei è accusata di aver preso parte a questa presunta cospirazione contro il governo. Durante il processo vennero smentite e annullate le false dichiarazioni ottenute torturando Pinar. Finalmente dopo due anni e mezzo Pinar Selek viene rilasciata. Tuttavia, anche se è stata assolta per ben due volte, la 9° Camera penale della Suprema Corte ha deciso di contestare per la seconda volta la sentenza di assoluzione e ha chiesto che Pinar Selek venga giudicata di nuovo chiedendo una pesante condanna a 36 anni di reclusione. L’Assemblea Penale Generale ha respinto l’obiezione del procuratore capo e ha inviato la causa alla 12° Corte dei crimini aggravati di Istanbul, che in passato aveva dato l’assoluzione.

Il caso di Pinar Selek verrà quindi ancora una volta riesaminato, il 9 febbraio 2011, dalla 12° Corte dei crimini aggravati di Istanbul, a Besiktas.

A questo punto tutte le azioni di solidarietà con Pinar Selek sono di vitale importanza e vi chiediamo di sostenere la nostra lotta per la giustizia, attraverso:

• la partecipazione personale all’udienza del 9 febbraio, o inviando un comitato di    osservazione al processo
• l’organizzazione di conferenze stampa, o la scrittura di vostre dichiarazioni di sostegno politico come gruppi, organizzazioni politiche, associazioni
• la diffusione di questo appello e della campagna di informazione sul caso di Pinar Selek per renderlo visibile nel vostro paese/Stato
• la firma della petizione per la campagna di sostegno a Pinar Selek – organizzato dal PEN Germania (http://www.ps-signup.de/)

Questa petizione sarà annunciata pubblicamente dal PEN Germania il giorno del   processo, in una conferenza stampa a Istanbul. Qualsiasi contributo a questa petizione fino al giorno del processo è assolutamente benvenuto.

Il caso di Pinar Selek è già diventato un simbolo della lotta per la libertà e contro tutte le ingiustizie. Avendo rapporti molto stretti con gruppi “marginalizzati” dal sistema, Pinar Selek è molto conosciuta in Turchia e all’estero per i suoi libri sulla violenza contro le donne transgender a Istanbul, sulla storia delle lotte pacifiste in Turchia e, infine, sulla costruzione della mascolinità nel contesto del servizio militare. Questo ultimo libro Sürüne Sürüne Erkek Olmak (Condurre una vita da cani: la mascolinità) è pubblicato anche in Germania con il titolo, Zum Mann gehätschelt. Zum Mann gedrillt.

Da 12 anni, molti noti intellettuali turchi e stranieri, hanno dichiarato il loro aperto sostegno a Pinar Selek partecipando anche personalmente al suo processo. PEN Germania conduce una campagna internazionale di sostegno e solidarietà che è disponibile all’indirizzo
http://www.pen-deutschland.de/htm/aktuelles/pinar-selek,aufruf-english.php

Per maggiori informazioni e/o per qualsiasi proposta di sostegno a Pinar Selek si prega di contattare:
solidarietapinarselek.italia@gmail.comQuesto indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (comitato di solidarietà con Pinar Selek, Italia)
halatanigizplatformu@gmail.comQuesto indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (indirizzo email per la campagna turca “sempre testimoni per Pinar”)
karinkarakasli@yahoo.comQuesto indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (membro della campagna di sostegno a Pınar Selek)
yaseminsevval@yahoo.comQuesto indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (portavoce internazionale della campagna di sostegno)
Solidaritepinarselek.france@gmail.comQuesto indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (comitato di solidarietà con Pinar Selek, Francia)
http://pinarselek.fr (sito francese)
http://www.pinarselek.com/public/page_item.aspx?id=829
http://www.pinarselek.com/public/destek.aspx?id=45

E’ di nuovo l’ora della solidarietà
unitevi tutte a noi!

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